mercoledì 2 settembre 2015

A BAGNOLO TIENE BANCO LA QUESTIONE PROFUGHI

BAGNOLO: QUESTIONE-PROFUGHI IL SINDACO ALMICI RINGRAZIA PER LA MANIFESTAZIONE A SOSTEGNO E PREANNUNCIA NUOVE INIZIATIVE


Quasi ogni giorno nuovi episodi e innumerevoli polemiche di vario genere contribuiscono a mantenere “caldo” un tema che in questo periodo è davvero “scottante” come quello dei profughi. In questo senso, dopo la chiara presa di posizione assunta con la locandina fatta affiggere lo scorso mese di luglio e dopo la manifestazione organizzata da Arca Tricolore (con il coordinamento di Riccardo Pasca e Laura Castagna) a sostegno delle idee espresse dal primo cittadino, ha preso la parola il sindaco di Bagnolo Mella, Cristina Almici, nell’intento di offrire alcune precisazioni all’intricata questione: “Mi piace innanzitutto cogliere l’occasione – ha commentato la stessa Almici – per ringraziare le persone che in modo del tutto spontaneo hanno voluto organizzare e hanno deciso di partecipare a questa manifestazione che ha testimoniato il modo di pensare di tanti bagnolesi e la loro vicinanza alla posizione espressa ufficialmente dalla nostra Amministrazione Comunale. Detto questo ed anticipato che a settembre si terranno altre iniziative di indubbio rilievo (di carattere nazionale) per porre al centro dell’attenzione le ragioni che inducono ad essere contrari all’accoglienza sul nostro territorio dei profughi, viste anche tutte le polemiche che si sono scatenate in questa controversa materia, mi permetto di fare alcune considerazioni che non hanno certo lo scopo di alimentare il fuoco della discussione, ma si limitano a voler precisare alcuni concetti. Innanzitutto mi sembra doveroso ribadire che la nostra contrarietà all’accoglienza di profughi sul territorio bagnolese non è dovuta a razzismo, intolleranza e né, tanto meno, a proclami propagandistici a fini elettorali. Al contrario – prosegue il sindaco Almici – quanto abbiamo deciso di esporre pubblicamente alla nostra comunità è legato, oltre che ai numeri e ai dati di questi giorni, alla precisa volontà di impedire che in terra bagnolese si verifichino situazioni di degrado e che i richiedenti asilo vengano trasformati in inconsapevoli oggetti del vantaggio di qualcuno a danno non solo dell’intera comunità, ma, è bene sottolinearlo, degli stessi profughi. Non è possibile, solo per poter accogliere queste persone, ospitarle in luoghi inadatti e malsani, privi delle indispensabili condizioni igienico-sanitarie. Ricevere un numero non ben definito di richiedenti asilo, magari in un capannone industriale potenzialmente in grado di accogliere diverse centinaia di persone, come stava per capitare a Bagnolo, non è certo un atto di solidarietà e né, tanto meno, un modo civile di ospitare persone che si considerano uguali, mentre in realtà vengono trattate come semplici oggetti più che come esseri umani. Non dobbiamo mai dimenticare che ospitare richiedenti asilo implica anche il prendersi cura delle loro condizioni di vita, che devono essere dignitose e in un ambiente salubre e adeguato. Come se tutto questo già non bastasse a far avanzare più di una contrarietà alla decisione di accogliere nuovi profughi nel proprio territorio, c’è un altro aspetto che in un periodo storico come quello che stiamo vivendo non possiamo trascurare. Stiamo attraversando una crisi lunga e difficile, che sta infliggendo non pochi problemi alle nostre comunità. Tutto questo, naturalmente, senza dimenticare che gli enti locali, Comuni in primis, sono costretti a fare i conti con risorse sempre più ridotte (mentre i tagli ai trasferimenti statali sono sempre più consistenti). In una situazione del genere rispondere in modo efficace ai bisogni e alle richieste della propria comunità sta diventando una sfida sempre più complicata. Ci sono infatti tante famiglie che devono fare i conti con la disoccupazione, anziani che hanno gravi problemi ad andare avanti con la loro pensione, giovani che chiedono aiuto per trovare un posto di lavoro… E potremo andare avanti ancora a lungo in questo elenco che, comunque, offre un quadro piuttosto adeguato della nostra situazione. Stando così le cose – termina Cristina Almici – mi sembra davvero proibitivo voler offrire un aiuto ai richiedenti asilo, girando magari in questa direzione risorse ed energie che potrebbero fare molto comodo alle nostre comunità. Senza dimenticare che in una simile condizione farsi carico di altre persone e delle loro difficoltà non solo non rappresenterebbe un vero aiuto per i nuovi venuti, ma minaccerebbe seriamente di infliggere un nuovo, duro colpo a quella navicella che noi stessi stiamo cercando faticosamente di tenere a galla…”.                      


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