venerdì 19 aprile 2013

Libri&Musica - PerVOI Aprile


Libri. 
Rovescia i pensieri evasi
a questa cupola su cui cammini 
con i frantumi dei tuoi orizzonti;
portali con te, nel caso in un attimo 
la sera fumi, lasciando il giorno.

In aperto silenzio è l’opera prima di Andrea Tosi, classe 1984, remedellese. Si tratta di una raccolta di poesie brevi, ermetiche, che colpiscono l’immaginazione ed il sentimento: una poesia che commuove per i tratti oscuri e sfuggenti. Non è facile riuscire a spiegare la poesia perché essa nasce dal bisogno più profondo dell’autore di esprimere, attraverso questo canto silenzioso, il suo mondo le sue visioni le sue gioie. Ed è quindi approssimativo e riduttivo cercare di comprendere appieno questi scritti poiché vi è il rischio di scivolare lontano dall’origine. Si può solo descrivere le proprie sensazioni nel leggerlo: ed il senso che più ho avvertito è stata l’irrequietezza di una vita sospesa. Ma questo è solo il mio umile pensiero:  lascio a voi cari lettori il piacere di poter scoprire i versi in aperto silenzio, così malinconici, così legati ad un passato fantasma che ci tengono in bilico sulla nostra costante “bufera interiore”.

[…] una ragazza con lo sguardo di mesi 
sta fissando a mezzo cielo un ricordo 
senza credere di averlo vissuto.

Per chi volesse informazioni e acquistarlo, visitare il sito di LIETO COLLE, storica casa editrice di poesie: www.lietocolle.it, oppure rivolgersi alla nostra redazione.

Musica
Enzo Jannacci (1935 - 2013) era contemporaneamente chirurgo di professione e liberamente cantautore, ed andò in pensione il 1° gennaio del 2003, lo stesso giorno in cui moriva Giorgio Gaber. Coincidenza? Può darsi, ma sicuramente a questi due arlecchini milanesi non sarà di certo piaciuta. 
Jannacci, morto proprio nei giorni scorsi, è stato, insieme al Signor G, protagonista di quella “scuola milanese” che tanto goliardicamente raccontava la vita meneghina tra un bicchiere in Galleria e gli spettacoli al Derby. La canzone forse più nota del Jannacci è Vengo anch’io. No, tu no. Pubblicata nel 1968, dava il titolo all’album omonimo, album che fu l’unico best seller nella carriera dell’artista. Conosciuta e cantata da tutti, questa allegra filastrocca è apparentemente senza senso e ci si sforza ogni volta di decifrarla. Dario Fo pensava, ad esempio, che quel “poveraccio che grida Vengo anch’io” fosse uno cretino desideroso di arruolarsi con i mercenari del Congo o morire in miniera. Gianfranco Manfredi, cantautore abruzzese invece, pensava che quell’eterno escluso fosse un “precario in fasce del ‘68”. Secondo infine recenti interpretazioni, il personaggio jannacciano è un personaggio collettivo: ovvero siamo tutti noi che vorremmo sempre essere inseriti, connessi, partecipare a qualsiasi cosa succeda nel mondo e poi, senza apparente motivo, ci ritroviamo esclusi, soli nella triste realtà. Nb. L’anno prima ossia nel 1967, Jannacci compose la musica per Via del Campo, capolavoro di Fabrizio De Andrè.

Si potrebbe sperare tutti in un mondo migliore… 
              “Vengo anch’io?” “No, tu no”
…dove ognuno sia già pronto a tagliarti una mano, un bel mondo sol con l’odio ma senza l’amore e vedere di nascosto l’effetto fa.

Profeta!!!

Kristina B.



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